In più di vent'anni di lavoro, una sola cliente mi ha mai chiesto di vedere le mie qualifiche. Mi ha chiesto anche di vedere la mia carta d'identità, quasi scusandosi appena l'ha fatto, come se fosse una richiesta fuori luogo. Quella domanda ha aperto una porta che raramente si apre così presto: nella stessa prima seduta mi ha raccontato di tutte le volte in cui si era fidata di qualcuno ed era rimasta scottata, tradita, presa per scontata. Si era ripromessa che non sarebbe successo più.
Ogni domanda imbarazzante apre un mondo
Di fronte a me non c'era invadenza. C'era una persona che aveva imparato, a sue spese, a controllare tutto prima di fidarsi di qualcosa. Chi mi ha scelta, le altre volte, mi ha detto che era stata colpita da qualcosa scritto sul mio sito, da una frase trovata in una recensione, dal racconto di qualcuna che si era già seduta di fronte a me, o da quello che la luce dei miei occhi comunicava. Quasi mai da un titolo, un diploma, una sigla dopo il nome. Forse è imbarazzo. Forse, online, è già più difficile vedere le qualifiche, figuriamoci chiederle. Eppure chi ne ha tante non si offende se gliele chiedi: è il segno che quel percorso è valorizzato, e che serve a cambiare vite.
Il paese di mezzo tra due culture
C'è una ragione se scegliere bene è così difficile, soprattutto per chi vive a cavallo tra due o più mondi. Chi non ha vissuto all'estero, o non l'ha fatto abbastanza a lungo, fatica a immedesimarsi davvero nelle fasi che attraversi quando la tua casa è in due posti insieme. Non è mancanza di buona volontà: certe cose, come insegna l'antropologia, non si capiscono da fuori, si capiscono solo vivendo la cultura da dentro.
Chi è rimasta in Italia o ha cambiato solo regione non può capire fino in fondo cosa significhi ricominciare altrove, più volte, in una lingua che non è la tua. Ma nemmeno chi è del posto, inglese o di un'altra nazionalità, condivide con te la stessa storia: le stesse tradizioni, le canzoni canticchiate a memoria, le pubblicità viste in televisione da bambina. Sono le piccole cose, quelle che non si spiegano a parole, a fare la differenza in una stanza di terapia: non doverle raccontare, perché chi ti ascolta le ha vissute anche lei.
Le domande da farsi prima di scegliere
Per questo, quando scegli chi ti accompagnerà nei momenti più delicati, non basta la specializzazione scritta su un sito. Vale la pena chiedersi: da quanti anni vive fuori dal proprio paese? Per quanto tempo, in quanti paesi diversi? È partita per lavoro, perché sentiva i propri orizzonti troppo stretti, o per allargarli? Se parla la tua lingua, è perché l'ha vissuta lei stessa da adulta, o solo da fuori?
Il lavoro di cercare, quello nessuno può farlo al posto tuo. Trovare non una terapeuta qualsiasi, ma quella giusta, è un'avventura, quasi come quella di Alice nel paese delle meraviglie: piena di porte sbagliate, di bottiglie che dicono "bevimi" senza sapere cosa succederà dopo. Se lasciamo che sia qualcun altro a fare quel viaggio al posto nostro, perdiamo lo stupore della scoperta: quell'oh, quell'ah, il battito del cuore che dice "è lei, quella che può aiutarmi davvero".
Il click, e cosa cercare oltre le qualifiche
In studio lo sento con parole diverse, ma è sempre la stessa sostanza: "le prime due che mi avevano assegnato non mi convincevano". Oppure: "ho provato anche con qualcuna del posto, ma non ho trovato quello spessore, quella empatia, quell'interesse vero ad aiutarmi davvero". Loro lo chiamano il click. Io lo chiamo la parte del corpo che riconosce, prima della mente, la persona a cui potrai raccontare quello che non hai mai raccontato a nessuno, senza paura di essere giudicata.
Claudia, una cliente che mi ha lasciato una recensione a fine percorso, lo ha scritto meglio di come saprei fare io: "Quella che inizialmente era solo una fiducia istintiva si è trasformata nel tempo in una certezza." Non sempre si sceglie con la testa. A volte si comincia semplicemente a fidarsi, ed è lì che comincia tutto il resto.
Vale la pena, allora, farsi una piccola rosa di nomi, quelli che colpiscono per qualcosa scritto o raccontato da altre: cercare le qualifiche, verificare l'iscrizione all'albo professionale. Tra le cose da chiedere c'è anche questa: ha una supervisione professionale? Ed è iscritta a un organo di categoria, il BACP o l'UKCP per chi lavora in UK, o l'equivalente nel suo paese? Chi fa supervisionare il proprio lavoro da un'altra professionista, in modo confidenziale e al di sopra delle parti, resta più facilmente nel pieno delle proprie risorse, e riconosce prima quando è lei stessa ad aver bisogno di aiuto, invece di portartelo addosso senza saperlo.
Chiedere al corpo, non solo alla testa
E poi, dopo una prima seduta con ciascuna, non chiedere all'intelletto come è andata. Chiedere al corpo. Si è calmato? Ti sei sentita a tuo agio come non ti capitava da tempo? Le teorie, il metodo, le tecniche contano, e non vanno sottovalutate. Ma quello che conta davvero, alla fine, è come ti senti insieme a quella persona.
E tu, quand'è stata l'ultima volta che hai scelto qualcuno di importante per la tua vita non con la testa, ma perché qualcosa dentro di te ha detto "è lei"?
Questo articolo fa parte di Parole sulla soglia, la mia rubrica settimanale per donne italiane all'estero: arriva prima via app, ogni domenica.
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Chi è Marianna Trezza
Sono psicoterapeuta italiana a Londra, MA (Hons), Adv. Dip. Cons., MBACP: Full Member del British Association for Counselling and Psychotherapy (n. 572613), con una specializzazione in X-Cultural Adaptation Counselling, il counselling sull'adattamento tra culture, oltre a qualifiche in Therapeutic Counselling (CPCAB, City & Islington College), Advanced Hypnotherapy (GHSC/CMA, Holistic Healing College), Energy Psychology Techniques, Spiritual Life Coaching (CMA) e un Level 5 Health Coaching Diploma (CNM London, Ofqual).
Ho studiato Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Salerno prima di specializzarmi in psicologia, e ho iniziato il mio percorso clinico nel duemilatré, oltre vent'anni fa, con adolescenti a Youth Reach (Greenwich), adulti vulnerabili a Mind (Tower Hamlets) e bambini a The Place2Be (Cricklewood), prima di dedicarmi alla pratica privata.
Da quattro anni conduco anche il Death Cafe mensile alla Rosslyn Hill Chapel, comunità spirituale unitariana a Hampstead.
Offro counselling, ipnoterapia e health coaching in italiano, inglese e napoletano: a Londra, anche come Walk and Talk a Hampstead Heath, oppure online, per donne italiane all'estero in qualsiasi parte del mondo, e per chiunque viva la sfida del burnout, della solitudine e dell'appartenenza lontano da casa.




