Il rito comincia sulla soglia
Comincia molto prima dell'acqua. Comincia quando apro la porta di casa, nel cuore di Londra, e infilo gli scarponi. Preparo lo zaino, il costume, l'asciugamano, la crema con cui più tardi massaggerò lentamente i piedi. Anche questo fa parte del rito. La gioia comincia molto prima di arrivare.
Salgo Parliament Hill. Attraverso il prato, dove l'erba cambia altezza con le stagioni. Passo accanto allo stagno dei cani, poi a quello degli uomini. Infine compare il cancello di ferro battuto del Kenwood Ladies' Pond, dentro Hampstead Heath. Sul cartello: "Women only". Decine di biciclette appoggiate una all'altra. So di essere arrivata.
Un secolo di comunità femminile
Il Ladies' Pond non è un'invenzione recente. La Kenwood Ladies' Pond Association (KLPA) rappresenta la comunità di donne che nuotano qui da oltre cent'anni: nata per proteggere lo stagno come spazio sicuro e accessibile, ha organizzato eventi, protestato contro le restrizioni di orario e gli aumenti dei costi, ed è diventata nel tempo un punto di riferimento per generazioni di donne diverse tra loro.
Da quel momento in cui si varca il cancello, il telefono non conta più. Anzi, non può nemmeno entrare. Non è un divieto che vivo come una limitazione. Lo vivo come una libertà: quella di essere completamente nel corpo, senza dover mostrare o raccontare nulla a nessuno.
Un luogo dove il corpo non viene giudicato
Qui le donne si spogliano senza fretta e senza vergogna. Donne giovani, anziane, novantenni, donne con disabilità accompagnate lentamente nell'acqua, donne che hanno attraversato un tumore al seno e trovano finalmente un luogo dove il corpo non ha bisogno di nascondersi. Il corpo non viene giudicato. Viene semplicemente abitato.
Entro nell'acqua lentamente. All'inizio arriva il brivido. Poi l'acqua raggiunge la nuca, il punto alto del nervo vago, ed è lì che qualcosa cambia: il freddo smette di essere un nemico e diventa un abbraccio.
Non è solo la mia osservazione. Parlando degli spazi naturisti riservati alle donne, la giornalista inglese Helen Berriman ha scritto su H&E, la rivista britannica dedicata al naturismo, che questi luoghi «non servono a escludere gli uomini, servono a dare alle donne lo spazio per essere semplicemente sé stesse», liberandole dal giudizio, dal confronto e dalla pressione di rispettare standard corporei impossibili. Il Kenwood Ladies' Pond non è uno spazio naturista, ma il meccanismo è lo stesso: bastano un cancello, un cartello e un accordo condiviso perché il corpo smetta di doversi giustificare.
I piccoli rituali che nessuno ha scritto da nessuna parte
Mentre nuoto sono circondata dagli alberi. Da fuori nessuno vede lo stagno: è un piccolo mondo custodito. Gli aironi osservano immobili, le oche insegnano ai piccoli a nuotare. Sull'erba alcune donne leggono, altre dipingono, altre condividono il libro che stanno scrivendo.
Se è il compleanno di una di noi, tutte interrompono il nuoto e cantano Happy Birthday. Il giovedì sera, il coro delle donne dello stagno riempie l'aria di voci. Sono rituali nati da soli, nel tempo, mai imposti da nessun regolamento. Non conosciamo i nomi di tutte. Ma ci vediamo tornare, stagione dopo stagione: siamo, senza dircelo, testimoni le une delle altre.
Perché questo mi ha fatto cambiare idea sulla comunità
Ci vengo tutti i giorni, anche in inverno. L'anno scorso mi sono fermata solo il 10 dicembre, quando l'acqua era troppo fredda anche per me, e sono tornata alle prime giornate tiepide di primavera.
Nel mio studio a Londra sento raccontare, molto spesso, lo stesso bisogno da donne italiane che vivono qui: non tanto il desiderio di una comunità nuova, quanto quello di un posto dove sentirsi finalmente a casa in sé stesse, senza dover più spiegarsi, senza doversi più tradurre.
Il Ladies' Pond non è una comunità italiana. Non parla la mia lingua. La maggior parte delle donne che lo frequentano non sa nemmeno che sono italiana. Ma è comunità lo stesso: costruita in più di cent'anni, goccia a goccia, generazione dopo generazione di donne che tornano nello stesso laghetto, con la stessa corda al cancello, curandosi l'una dell'altra senza essersi mai davvero presentate.
Marianna
E tu: qual è il luogo che, ogni volta che ci ritorni, ti restituisce una parte di te che la vita quotidiana tende a farti dimenticare?
P.S. Se questo ti risuona, scrivimi: mi piacerebbe sapere qual è il tuo posto. E se conosci qualcuna a cui potrebbe interessare leggere questo articolo, condividilo pure.
Questo articolo fa parte di Parole sulla soglia, la mia rubrica settimanale per donne italiane all'estero: arriva prima via email, ogni domenica.
Se vuoi saperne di più su come lavoro, trovi tutte le informazioni su Counselling & Hypnotherapy in Kentish Town, Gospel Oak & Online.
Per approfondire altri aspetti della vita da expat, leggi anche Il conto che il corpo presenta e Vivere solo per lavorare e pagare Non avere una casa a cinquant’anni non è un fallimento: cosa c’è davvero dietro la vergogna.
Chi è Marianna Trezza
Sono psicoterapeuta italiana a Londra, MA (Hons), Adv. Dip. Cons., MBACP: Full Member del British Association for Counselling and Psychotherapy (n. 572613), con una specializzazione in X-Cultural Adaptation Counselling, il counselling sull'adattamento tra culture, oltre a qualifiche in Therapeutic Counselling (CPCAB, City & Islington College), Advanced Hypnotherapy (GHSC/CMA, Holistic Healing College), Energy Psychology Techniques, Spiritual Life Coaching (CMA) e un Level 5 Health Coaching Diploma (CNM London, Ofqual).
Ho studiato Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Salerno prima di specializzarmi in psicologia, e ho iniziato il mio percorso clinico nel 2003, oltre vent'anni fa, con adolescenti a Youth Reach (Greenwich), adulti vulnerabili a Mind (Tower Hamlets) e bambini a The Place2Be (Cricklewood), prima di dedicarmi alla pratica privata.
Da quattro anni conduco anche il Death Cafe mensile alla Rosslyn Hill Chapel, comunità spirituale unitariana a Hampstead.
Offro counselling, ipnoterapia e health coaching in italiano, inglese e napoletano: a Londra, anche come Walk and Talk a Hampstead Heath, oppure online, per donne italiane all'estero in qualsiasi parte del mondo, e per chiunque viva la sfida del burnout, della solitudine e dell'appartenenza lontano da casa.




