Marianna Trezza Counselling and Hypnotherapy

COUNSELLING, HYPNOTHERAPY & LIFE COACHING IN HORSHAM & IN KENTISH TOWN / GOSPEL OAK NW5


‘O ricott’: il decotto della mia infanzia, uno studio su Cava de’ Tirreni e cosa significa per me evitare le sostanze nocive

Il decotto che cresceva ai margini dei campi

Quando da bambina avevo mal di pancia, mio padre e mio nonno andavano insieme a cercare le radici di gramigna. Non nei campi coltivati: ai margini, dove la terra non veniva mai arata. Ci aggiungevano le canne selvatiche, una mela tagliata in quattro, fichi secchi, camomilla, un paio di foglie di alloro, l'achillea. Lo chiamavano 'o ricotto. Lo mettevano a bollire in poca acqua e me lo davano da bere ancora caldo. Era dolce. Ricordo il calore della tazza tra le mani, e il mal di pancia che pian piano si scioglieva.

Per tanti anni l'ho pensato come un rito di famiglia, qualcosa che esisteva solo nella mia memoria e in quella di poche persone.

Quando ho ritrovato 'o ricotto in uno studio scientifico

Poi, preparando questa serie sui pilastri della medicina dello stile di vita, ho trovato uno studio etnobotanico pubblicato nel 2019 sul Journal of Ethnobiology and Ethnomedicine: "Ethnobotanical research in Cava de' Tirreni area, Southern Italy". Cava de' Tirreni è la terra da cui vengono mia madre e la mia nonna paterna.

Tra le piante raccolte dai ricercatori c'è la gramigna (Cynodon dactylon), il cui rizoma viene usato proprio per preparare un decotto chiamato 'o ricotto, con lo stesso nome dialettale che usava la mia famiglia. C'è anche la canna comune (Arundo donax): un decotto del suo rizoma è usato per i disturbi dello stomaco. Lo studio racconta che queste preparazioni non avevano una ricetta unica: ogni famiglia, ogni persona che le preparava, cambiava ingredienti e proporzioni secondo la propria tradizione. La camomilla, i fichi, l'alloro della nostra versione stanno dentro questo stesso spirito, un sapere tramandato a voce e mai fissato su carta.

Leggere quel nome in una rivista scientifica mi ha commossa. Non perché lo studio "dimostri" qualcosa sul rimedio, ma perché documenta che quel gesto di mio padre e di mio nonno apparteneva a una conoscenza condivisa, viva, radicata in un territorio preciso.

Cosa dice la tradizione sulla gramigna, e cosa non dice

Alle radici di gramigna la tradizione popolare attribuisce proprietà diuretiche, depurative e antinfiammatorie, soprattutto per il tratto digestivo e urinario. Sono usi tradizionali, legati a sostanze presenti nella pianta, ma non sono la stessa cosa di un'evidenza clinica solida. Anche la mela, nei rimedi casalinghi per il mal di pancia, ha una sua logica: contiene pectina, una fibra che la tradizione associa da sempre a un intestino più tranquillo.

Mi sembra importante dirlo con onestà: che un rimedio sia antico non lo rende automaticamente sicuro per chiunque. Lo stesso studio ricorda che alcune piante usate in altre preparazioni della zona possono essere tossiche. Quello che porto con me non è una ricetta da copiare, è il senso di quel gesto.

Il pilastro delle sostanze nocive, e la mia interpretazione personale

Nella medicina dello stile di vita, l'American College of Lifestyle Medicine definisce questo pilastro come evitare tabacco e nicotina, alcol, droghe non usate a scopo medico e l'uso improprio dei farmaci da prescrizione.

Io, col tempo, l'ho allargato a modo mio: cercare, quando posso, un mondo il meno contaminato possibile, il più vicino a come la natura lo ha progettato. Bottiglie di vetro al posto della plastica, barattoli in cucina, panni di cera d'api al posto della pellicola, biancheria di cotone vicino alla pelle. Il legame tra microplastica, interferenti endocrini e salute, soprattutto per il seno e l'apparato riproduttivo, è un campo di ricerca reale e molto attivo, anche se non ancora definitivo su ogni dettaglio. Le mie sono scelte personali, non regole da proporre a nessuno: una direzione in cui torno, un pezzo alla volta, per riportare il potere nelle mie mani.

Dialogare con il corpo invece di zittirlo

La stessa idea guida il modo in cui rispondo al corpo quando chiede qualcosa. Antidolorifici non ne prendo più: quando arriva un mal di testa, provo a chiedergli cosa sta dicendo, spesso che ho passato troppo tempo senza ascoltarmi. Con il caffè è successo lo stesso: lo prendevo perché lo prendevano tutti, finché ho notato che non mi faceva dormire bene la notte, e mi sono chiesta perché continuassi comunque.

È un dialogo che propongo spesso anche in studio, e che unisce i due lati del mio lavoro: la psicoterapia, che aiuta a capire il significato di quello che il corpo esprime, e l'health coaching, che accompagna i cambiamenti concreti nelle abitudini di ogni giorno.

Non so se quelle radici avessero davvero un potere curativo, o se mi curassero l'attenzione, la cura e l'amore che mio padre e mio nonno mettevano in quel gesto. Forse non c'è bisogno di scegliere tra le due cose.

Marianna

E a te, quali rimedi semplici ti hanno insegnato le persone della tua infanzia? C'è una scelta, anche piccola, che hai fatto negli anni per sentire che il tuo corpo è un po' più nelle tue mani?

Questo articolo fa parte di Parole sulla soglia, la mia rubrica settimanale per donne italiane all'estero: arriva prima via email, ogni domenica. Se vuoi riceverla, scrivimi in privato.


Sono psicoterapeuta italiana a Londra, MA (Hons), Adv. Dip. Cons., MBACP: Full Member del British Association for Counselling and Psychotherapy (n. 572613), con una specializzazione in X-Cultural Adaptation Counselling, il counselling sull'adattamento tra culture, oltre a qualifiche in Therapeutic Counselling (CPCAB, City & Islington College), Advanced Hypnotherapy (GHSC/CMA, Holistic Healing College), Energy Psychology Techniques, Spiritual Life Coaching (CMA) e un Level 5 Health Coaching Diploma (CNM London, Ofqual). Ho studiato Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Salerno prima di specializzarmi in psicologia, e ho iniziato il mio percorso clinico nel 2003, oltre vent'anni fa, con adolescenti a Youth Reach (Greenwich), adulti vulnerabili a Mind (Tower Hamlets) e bambini a The Place2Be (Cricklewood), prima di dedicarmi alla pratica privata. Da quattro anni conduco anche il Death Cafe mensile alla Rosslyn Hill Chapel, comunità spirituale unitariana a Hampstead. Offro counselling, ipnoterapia e health coaching in italiano, inglese e napoletano: a Londra, anche come Walk and Talk a Hampstead Heath, oppure online, per donne italiane all'estero in qualsiasi parte del mondo, oltre a chiunque viva la sfida del burnout, della solitudine, o porti la fatica invisibile di tradurre se stesse ogni giorno: la propria lingua, le proprie emozioni, chi è, nel tentativo di sentirsi finalmente a casa in se stessa.


Se vuoi saperne di più su come lavoro, trovi tutte le informazioni su Counselling & Hypnotherapy in Kentish Town, Gospel Oak & Online. Leggi anche: Quello che mio nonno sapeva sul corpo, senza aver mai letto un libro di medicina, la prima puntata della stessa serie.

Fonte dello studio: Ethnobotanical research in Cava de' Tirreni area, Southern Italy, Journal of Ethnobiology and Ethnomedicine, 2019

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