L'anno scorso, di questi tempi, ero in Italia a mangiare fichi riscaldati dal sole. Quest'anno il sole ha riscaldato anche i fichi di Londra, e li ha resi ugualmente buoni. Lo stesso frutto, la stessa stagione, due mondi diversi: è bastato questo per riportarmi indietro di tanti anni, fino a mio nonno.


Un'alba, un albero, e un rischio letto in due modi diversi
Una mattina, molto presto (i fichi si raccolgono sempre all'alba, prima che il sole scaldi il loro lattice e lo renda urticante), mio nonno mi disse di andare a chiamare il medico. Aveva i piedi gonfi, per via del cuore. Non avevamo ancora il telefono a casa, così dovevo andarci a piedi. Quello che non sapevo, mentre uscivo di casa, è che si era già organizzato la mattinata: la sua, e anche la mia. Mentre io camminavo verso casa del dottore, lui, con quegli stessi piedi gonfi che lo avevano appena convinto a farsi visitare, si sarebbe arrampicato sull'albero per raccogliere i fichi più freschi, in tempo per quando sarei tornata con il medico: da regalargli, come si usava fare un tempo, nella tradizione contadina.
Gli dissi: nonno, ma se il medico ti chiede perché ti fai visitare a casa, e poi ti trova arrampicato sull'albero a raccogliere fichi per lui, cosa gli rispondi? Lui, senza rispondere a quello che intendevo davvero, mi disse solo che se il medico l'avesse domandato, gli avrebbe detto che li avevo raccolti io.
Mio nonno non sapeva leggere. Non aveva mai avuto la possibilità di studiare, e nessun libro gli aveva mai spiegato niente sulla salute o sul corpo. Allora lo vedevo arrampicarsi con quei piedi gonfi ed ero preoccupata: pensavo che non si prendesse abbastanza cura di se stesso. Un rischio, in quell'albero, c'era di sicuro, ma forse era più basso di quanto sembrasse a me da fuori: su quei rami ci era salito per tutta la vita. Oggi vedo anche un rischio più alto, quello opposto: se si fosse arreso, se fosse rimasto al sicuro nel suo letto rinunciando a quello che gli dava gioia, alla sua famiglia, al suo posto nella comunità, forse le sue condizioni sarebbero peggiorate anche più in fretta.
"Non sono andato a scuola, ma ho fatto esperienza della vita"
Per tanti anni ho creduto che tutto quello che la scienza non spiegava, o non contemplava ancora, semplicemente non esistesse. Così, quando mio nonno mi offriva quelle che oggi riconosco come piccole perle di saggezza, io lo liquidavo con parole di cui oggi mi vergogno: ma tu cosa ne sai, che non sei mai andato a scuola e non hai mai studiato la scienza? Lui, forse proprio perché era saggio, non se ne offendeva mai. Mi rispondeva solo: non sono andato a scuola, ma ho fatto esperienza della vita.
Sono passati tantissimi anni dalla sua morte, e oggi esistono studi sulle Blue Zones che descrivono proprio quello che lui aveva già osservato da solo, molto prima che qualcuno gli desse un nome. Finché è stato vivo, non gli sono mai stata grata abbastanza di tutto quello che mi ha insegnato. Solo oggi, dopo che la scienza me lo ha spiegato con altre parole, capisco il senso di quello che mi diceva.
Cosa ho notato, dopo vent'anni di ascolto in seduta
Da adulta, quando quella stessa consapevolezza ha raggiunto anche me, ho cominciato a notare una cosa nel mio lavoro di psicoterapeuta italiana a Londra. Le persone che venivano da me a esplorare i loro problemi, magari anche l'inconscio, con l'ipnoterapia o con tecniche come l'Emotional Freedom Technique, miglioravano di sicuro. Ma quelle che cambiavano davvero, in profondità, erano quelle che oltre a esplorare cambiavano anche il modo in cui vivevano, in più di un'area della loro vita insieme. Esplorare, capire con la mente quello che non andava, non bastava mai da solo. Serviva anche portare quella comprensione dentro le giornate: come si dorme, come ci si nutre, quanto ci si muove, come si gestisce lo stress dei giorni pieni, quali sostanze si tengono lontane, quali persone si scelgono di avere vicino, quanto ci si sente parte di una comunità.
Dal Walk and Talk alla medicina dello stile di vita
Più lo osservavo nelle persone che sedevano di fronte a me, più ho cominciato a portare quegli stessi cambiamenti dentro la mia vita. È così che è nato il Walk and Talk nella natura, che offro ormai da una decina d'anni: ho notato che chi cammina, mentre parla, migliora più in fretta di chi resta fermo su una poltrona. Durante quegli anni ho letto che altre persone, prima di me, avevano già osservato la stessa cosa, e ne avevano fatto un campo di studio: la medicina dello stile di vita, che trova conferma anche negli studi sulle cosiddette Blue Zones, secondo sei principi che si ripetono uguali da secoli.
Perché sono tornata a studiare, con più di cinquant'anni dalla mia parte
Ho deciso di rimettermi a studiare: la biomedicina, nei minimi dettagli, e la naturopatia, quello che mio nonno applicava in modo naturale osservando la natura fuori e dentro di sé. L'ho fatto per portare quei sei principi dentro la mia pratica di psicoterapia e ipnoterapia. La primavera scorsa ho conseguito il diploma di health coach. Non per lasciare la psicoterapia: per offrire, insieme a lei, un supporto che arrivi alla persona intera, non solo alla sua psiche.
Quello che allora non volevo ascoltare, oggi lo amplifico attraverso il mio lavoro: non lo tengo più per me, lo condivido con più persone possibile. È forse il modo che ho trovato per essergli grata, con tutti questi anni di ritardo: offrire anche alle donne italiane all'estero che si siedono di fronte a me quello che lui sapeva già, perché possano sentirsi di nuovo intere, vibranti, vitali.
Marianna
E a te, è mai capitato di riconoscere il valore di un insegnamento solo dopo, quando chi te lo aveva dato non c'era già più?
Questo articolo fa parte di Parole sulla soglia, la mia rubrica settimanale per donne italiane all'estero: arriva prima via email, ogni domenica. Se vuoi riceverlo via mail, scrivimi e te lo mando.
Sono psicoterapeuta italiana a Londra, MA (Hons), Adv. Dip. Cons., MBACP: Full Member del British Association for Counselling and Psychotherapy (n. 572613), con una specializzazione in X-Cultural Adaptation Counselling, il counselling sull'adattamento tra culture, oltre a qualifiche in Therapeutic Counselling (CPCAB, City & Islington College), Advanced Hypnotherapy (GHSC/CMA, Holistic Healing College), Energy Psychology Techniques, Spiritual Life Coaching (CMA) e un Level 5 Health Coaching Diploma (CNM London, Ofqual).
Ho studiato Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Salerno prima di specializzarmi in psicologia, e ho iniziato il mio percorso clinico nel 2003, oltre vent'anni fa, con adolescenti a Youth Reach (Greenwich), adulti vulnerabili a Mind (Tower Hamlets) e bambini a The Place2Be (Cricklewood), prima di dedicarmi alla pratica privata. Da quattro anni conduco anche il Death Cafe mensile alla Rosslyn Hill Chapel, comunità spirituale unitariana a Hampstead.
Offro counselling, ipnoterapia e health coaching in italiano, inglese e napoletano: a Londra, anche come Walk and Talk a Hampstead Heath, oppure online, per donne italiane all'estero in qualsiasi parte del mondo, e per chiunque viva la sfida del burnout, della solitudine, o porti la fatica invisibile di tradurre se stesse ogni giorno: la propria lingua, le proprie emozioni, chi è, nel tentativo di sentirsi finalmente a casa in se stessa.
Se vuoi saperne di più su come lavoro, trovi tutte le informazioni su Counselling & Hypnotherapy in Kentish Town, Gospel Oak & Online. Leggi anche: Terapeuta distante o terapeuta vera? Cosa cercare quando la terapia non ha funzionato prima ,un altro articolo su cosa cambia, con l'esperienza, nel modo di essere terapeuta.




