Marianna Trezza Counselling and Hypnotherapy

COUNSELLING, HYPNOTHERAPY & LIFE COACHING IN HORSHAM & IN KENTISH TOWN / GOSPEL OAK NW5


Il movimento come dialogo con il corpo: quello che ho imparato dal tai chi e dalle mie camminate quotidiane

Un'infanzia fatta di frutta colta dagli alberi, in una fattoria

Fino all'adolescenza mangiavo la frutta direttamente dagli alberi. Vivevo in una fattoria, e raramente compravamo qualcosa nei negozi di frutta e verdura: mia madre cucinava due volte al giorno con ingredienti a chilometro zero. Dell'alimentazione mi sono sempre presa cura, anche più avanti, quando ho vissuto in metropoli come Parigi e Londra: ho continuato a cercare chi aveva prodotto quello che compravo, i mercati dei contadini, fonti di cui conoscevo la provenienza, e il più delle volte mi sono cucinata da sola, per me e per gli altri.

Il movimento, invece, era tutta un'altra storia. Sono cresciuta con la cultura del mangiare naturale, ma non con la cultura dell'attività fisica. Nella tradizione contadina, lavorare con il corpo era l'unica forma di movimento che contava: il movimento non funzionale, quello fatto per se stesso, non era un valore. Da bambina mi arrampicavo sugli alberi, e penso di averci messo meno tempo a imparare quello che a imparare a camminare.

Quando quella libertà è rimasta indietro, in campagna

Quando sono andata al liceo, e poi all'università, la libertà del corpo che avevo conosciuto da bambina è rimasta indietro. Il massimo del cammino che facevo era dalle aule universitarie alla mensa, settecento metri, poi usavo la macchina. Arrivavo anche a restare seduta dodici ore di fila, senza muovermi e senza vedere la luce del sole.

Oggi penso che i miei studi sarebbero stati più proficui se avessi alternato qualche camminata a tutte quelle ore, e che il mio sistema immunitario sarebbe stato più robusto se mi fossi esposta di più al sole. Ma lungo la strada, una lezione l'ho imparata comunque: non importava quanto buono fosse il cibo che mangiavo, era il movimento a farmi rilassare in profondità, a farmi riflettere, a farmi venire le idee, a farmi trovare le soluzioni, a calmarmi, a farmi mettere i pezzi insieme.

Diciannove anni di tai chi, e una resistenza che torna sempre

Da allora non passo mai più così tante ore ferma. Cammino almeno un'ora al giorno, quella è la mia base, altrimenti vado a nuotare al laghetto delle donne, o faccio quegli esercizi a corpo libero che mi restituiscono un po' di quella libertà che avevo respirato da bambina, arrampicandomi sugli alberi.

C'è una parte di questo cammino, però, che ancora oggi mi mette alla prova. Da diciannove anni pratico tai chi, e ogni volta che devo andare a lezione ne risento per tutto il tempo che ci vuole: un'ora per arrivare, un'ora per tornare, quattro ore di pratica. Penso a tutto quello che potrei fare in quelle ore, invece. Eppure so che devo uscire da quella porta, e che dopo cinque minuti di pratica ne sarò già assorbita. In diciannove anni non mi sono mai pentita del tempo che ci ho dedicato, né delle esplorazioni silenziose che ho fatto dentro il mio corpo e i miei sentimenti.

Forse quella resistenza viene proprio dalla stessa tradizione contadina e operaia in cui sono cresciuta, dove il tempo passato a fare esercizio fisico sembrava tempo sprecato, un bisogno delle altre classi sociali, quelle che un lavoro fisico non lo fanno. Succede lo stesso, ogni giorno, con la camminata: all'inizio penso a tutto quello che potrei fare al posto suo, legata ai miei pensieri più ripetitivi, ma quando la finisco e cerco quelle stesse preoccupazioni, anche con sforzo, non le trovo più. Si sono trasformate, semplicemente, camminando. Con gli anni ho imparato che più sento di non avere tempo per camminare, tanto più ho bisogno di camminare: questa intuizione mi dà sempre ragione, dopo che ho camminato.

Un dialogo che porto anche in studio

Penso che l'attività fisica sia l'equivalente del dialogo che si fa in terapia, solo che qui il dialogo lo si fa con il corpo, che ha tante cose da dirci. Se ci muoviamo con consapevolezza, ascoltiamo il corpo, e il corpo ci restituisce informazioni preziose su quello di cui abbiamo bisogno. Se restiamo stressate, invece, non facciamo spazio per quell'ascolto.

Quello che ho imparato tra il tai chi e le mie camminate lo porto anche nel mio lavoro di psicoterapeuta italiana a Londra, quando lavoro con il corpo e la mente insieme: il movimento non è mai un accessorio della terapia, è già terapia.

Gli ormoni come messaggi del corpo

Mi piace semplificare molto la fisiologia, e pensare agli ormoni come a liquidi invisibili che non sono altro che messaggi: dammi di più di questo, dammi di meno di quell'altro. Dopo tanti anni ho imparato ad avvalermi del potere delle endorfine, che ci fanno sentire bene, e mi piace pensare che quello sia il dialogo più dolce che si possa avere con il proprio corpo. Come se ci dicesse: mi piace così tanto quando mi accarezzi così, quando mi tratti così bene, quando mi stretchi come piace a me e mi fai sentire vitale, quando mi usi e non mi abbandoni senza darmi attenzione, quando mi coccoli in tanti modi diversi e mi fai sapere quanto mi ami e quanto ci tieni al mio bene, che ti rilascio sensazioni di piacere per ringraziarti, e per farti sapere che stai facendo esattamente quello che mi fa stare bene.

Marianna

E a te, il tuo corpo, quando ti muovi, che cosa ti sta dicendo?

Questo articolo fa parte di Parole sulla soglia, la mia rubrica settimanale per donne italiane all'estero: arriva prima via email, ogni domenica. Se vuoi riceverla, scrivimi in privato.


Sono psicoterapeuta italiana a Londra, MA (Hons), Adv. Dip. Cons., MBACP: Full Member del British Association for Counselling and Psychotherapy (n. 572613), con una specializzazione in X-Cultural Adaptation Counselling, il counselling sull'adattamento tra culture, oltre a qualifiche in Therapeutic Counselling (CPCAB, City & Islington College), Advanced Hypnotherapy (GHSC/CMA, Holistic Healing College), Energy Psychology Techniques, Spiritual Life Coaching (CMA) e un Level 5 Health Coaching Diploma (CNM London, Ofqual).

Ho studiato Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Salerno prima di specializzarmi in psicologia, e ho iniziato il mio percorso clinico nel 2003, oltre vent'anni fa, con adolescenti a Youth Reach (Greenwich), adulti vulnerabili a Mind (Tower Hamlets) e bambini a The Place2Be (Cricklewood), prima di dedicarmi alla pratica privata.

Da quattro anni conduco anche il Death Cafe mensile alla Rosslyn Hill Chapel, comunità spirituale unitariana a Hampstead. Offro counselling, ipnoterapia e health coaching in italiano, inglese e napoletano: a Londra, anche come Walk and Talk a Hampstead Heath, oppure online, per donne italiane all'estero in qualsiasi parte del mondo, oltre a chiunque viva la sfida del burnout, della solitudine, o porti la fatica invisibile di tradurre se stesse ogni giorno: la propria lingua, le proprie emozioni, chi è, nel tentativo di sentirsi finalmente a casa in se stessa.


Se vuoi saperne di più su come lavoro, trovi tutte le informazioni su Counselling & Hypnotherapy in Kentish Town, Gospel Oak & Online. Leggi anche: Quello che Filippo mi ripeteva da anni sul sonno riparatore, e che ascoltai solo quando perse la pazienza, la puntata precedente della stessa serie sulla medicina dello stile di vita.

Get in touch


Feel free to contact me if you have any questions about how counselling, hypnotherapy or life coaching works, or to arrange an initial assessment appointment. This enables us to discuss the reasons you are thinking of coming, whether it could be helpful for you and whether I am the right therapist to help.


You can also call me on 07766551804 if you would prefer to leave a message or speak to me first. I am happy to discuss any queries or questions you may have before arranging an initial appointment.


All enquiries are usually answered within 2 hours, and all contact is strictly confidential and uses secure phone and email services.

BACP Logo
The Growing mindset

©2026 Marianna Trezza

Privacy Notice

powered by WebHealer