"Ho già provato la terapia, ma le prime due terapeute non mi convincevano." È una delle frasi che sento più spesso, nel mio studio a Londra, da chi ha già tentato un percorso prima di arrivare da me. Quasi sempre il problema non era la terapia in sé. Era il tipo di distanza che veniva chiesto di accettare.
Il metodo con cui mi sono formata
Mi sono qualificata più di vent'anni fa, con un metodo rigido, di forte impronta freudiana: la terapeuta restava uno schermo neutro, e ogni domanda che una cliente faceva su di lei veniva rimandata indietro, con gentilezza ma con fermezza. Per anni ho creduto fosse l'unico modo serio di fare questo lavoro.
Cosa ho osservato in piu' di venti anni e migliaia di ore di terapia
Con gli anni, e dopo aver osservato migliaia di ore di terapia, ho cominciato a notare un pattern semplice: quando una persona sente distanza, la fiducia si allontana. La fiducia si guadagna quando chi ha davanti la accoglie con calore, con empatia, con umanità, e le lascia vedere un po' del proprio mondo.
Ha senso, se ci pensi: per raggiungere le parti più recondite di sé, le proprie ombre, serve fidarsi. E per fidarsi, serve vedere che chi hai davanti non predica bene e razzola male: che quello che propone l'ha prima sperimentato su di sé.
Cliente, non paziente
C'è una parola che non uso mai per chi lavora con me: paziente. Non credo che esistano malati. Credo che esistano persone che, per un periodo della loro vita, hanno bisogno di supporto. Apparteniamo tutte allo stesso genere umano, che per definizione è vulnerabile, ma che gli esseri umani, quando collaborano, rendono forte insieme. Nel processo terapeutico, il tuo obiettivo diventa anche il mio.
Cosa non cambia, anche quando la relazione è più umana
Questo non significa abbassare i confini. La seduta continua a durare cinquanta minuti, sempre, e finisce sempre allo stesso orario anche se sei arrivata in ritardo. Non frequento le mie clienti fuori dalla terapia, mai. Quello che è cambiato, con l'esperienza, è che oggi lascio vedere un pezzo del mio mondo.
C'è anche un confine dentro questo confine: se durante una seduta sento che mi stai chiedendo di me perché è più facile che parlare del tuo dolore, torno a restare in silenzio su di me. In terapia umanistica, quella che pratico, c'è una differenza enorme tra parlare di sé per bisogno proprio e farlo perché si intuisce che è quello di cui l'altra persona ha bisogno in quel momento.
Il corpo, la natura e perché offro Walk and Talk
Un'altra cosa che non ho mai smesso di credere: il corpo conta, ha una memoria cellulare, e ricorda anche quello che la memoria cognitiva ha dimenticato momentaneamente. Riallinearsi con la natura significa riallinearsi con se stesse, con i bisogni del corpo. Per questo, ormai da tanti anni, offro Walk and Talk a Hampstead Heath, e dopo il Covid sono tornata a vedere le mie clienti di persona, anche sapendo che questo chiede loro tre ore del loro tempo invece di cinquanta minuti.
Cosa cercare, quando decidi di chiedere aiuto
Non esiste una terapeuta perfetta, infallibile, che non sbaglia mai. Esiste qualcuna che ha attraversato uno spazio simile al tuo, e che può accompagnarti a sentirti finalmente a casa in te stessa, senza doverti tradurre per essere capita, nemmeno con lei.
Marianna
E tu, se dovessi cercare aiuto oggi, che tipo di terapeuta vorresti trovare dall'altra parte?
P.S. Se questo ti ha fatto pensare a come scegli (o hai scelto) chi ti accompagna in un percorso, scrivimi: mi piacerebbe sapere cosa cerchi tu, quando cerchi aiuto.
Questo articolo fa parte di "Parole sulla soglia", la mia rubrica settimanale per donne italiane all'estero: arriva prima via email, ogni domenica.
Se vuoi saperne di più su come lavoro, trovi tutte le informazioni su Counselling & Hypnotherapy in Kentish Town, Gospel Oak & Online Counselling & Hypnotherapy in Kentish Town, Gospel Oak & Online
Leggi anche: Non avere una casa a cinquant'anni non è un fallimento: cosa c'è davvero dietro la vergogna. Non avere una casa a cinquant’anni non è un fallimento: cosa c’è davvero dietro la vergogna,un altro articolo sulle esperienze cliniche delle donne italiane che seguo a Londra.
Chi è Marianna Trezza
Sono psicoterapeuta italiana a Londra, MA (Hons), Adv. Dip. Cons., MBACP: Full Member del British Association for Counselling and Psychotherapy (n. 572613), con una specializzazione in X-Cultural Adaptation Counselling, il counselling sull'adattamento tra culture, oltre a qualifiche in Therapeutic Counselling (CPCAB, City & Islington College), Advanced Hypnotherapy (GHSC/CMA, Holistic Healing College), Energy Psychology Techniques, Spiritual Life Coaching (CMA) e un Level 5 Health Coaching Diploma (CNM London, Ofqual).
Ho studiato Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Salerno prima di specializzarmi in psicologia.
Ho iniziato il mio percorso clinico nel 2003, oltre vent'anni fa, con adolescenti a Youth Reach (Greenwich), adulti vulnerabili a Mind (Tower Hamlets) e bambini a The Place2Be (Cricklewood), prima di dedicarmi alla pratica privata.
Da quattro anni conduco anche il Death Cafe mensile alla Rosslyn Hill Chapel, comunità spirituale unitariana a Hampstead.
Offro counselling, ipnoterapia e health coaching in italiano, inglese e napoletano: a Londra, anche come Walk and Talk a Hampstead Heath, oppure online, per donne italiane all'estero in qualsiasi parte del mondo, e per chiunque viva la sfida del burnout, della solitudine e dell'appartenenza lontano da casa.




