Marianna Trezza Counselling and Hypnotherapy

COUNSELLING, HYPNOTHERAPY & LIFE COACHING IN KENTISH TOWN & GOSPEL OAK


Non avere una casa a cinquant’anni non è un fallimento: cosa c’è davvero dietro la vergogna

"Ho l'impressione di vivere solo per lavorare e pagare." L'ho sentito dire, nel mio studio a Londra, con queste parole esatte, e raccontato in mille varianti che dicono la stessa cosa.

Tanti anni fuori dall'Italia. Vita sociale quasi inesistente. Affitti e prezzi delle case alle stelle. E alla fine, sempre la stessa frase: vivo solo per lavorare e pagare.

Non è pigrizia, e non è nemmeno ingratitudine per quello che ci si è costruite. È che a un certo punto il conto torna sempre uguale: stipendio, affitto, bollette, e poi da capo. Il weekend che dovrebbe essere il respiro diventa solo il tempo per recuperare le energie da rimettere nel ciclo il lunedì.

Un mito ereditato, non scelto

C'è un'aspettativa che molte donne italiane all'estero portano dentro senza averla scelta, ereditata da chi è partito dall'Italia prima di loro, dal dopoguerra in poi: si partiva per necessità, e un giorno si tornava arricchite, con la casa pagata, i regali per tutti, la prova visibile che il sacrificio era servito a qualcosa. Il mito dell'emigrante che ce l'ha fatta si misurava così: cosa aveva costruito, cosa portava indietro.

Ma la maggior parte delle donne che seguo non è partita così. È partita per amore, per un lavoro che dava respiro, per la curiosità di vedere se altrove ci si sarebbe sentite più intere. Eppure quel metro antico, la casa, i soldi messi via, resta lì, ereditato, a misurare una partenza che non gli somiglia affatto.

L'ombra di oggi: affitto o mutuo pesante a cinquant'anni

Oggi quella distanza tra il mito e la vita vera porta con sé un'ombra diversa. Vivere ancora in affitto a cinquant'anni, o avere un mutuo ancora pesante da pagare proprio quando si sperava di sentirsi leggere: può somigliare a un fallimento silenzioso, anche quando tutto il resto, la carriera, la lingua imparata, la vita costruita da sola, racconta esattamente il contrario.

Mi chiedo, nel lavoro clinico che faccio da oltre vent'anni con donne italiane a Londra, se quella vergogna non nasca da un fallimento vero, ma da uno scarto: tra un mito nato in un altro tempo, quando le case costavano quanto un anno di stipendio, e una realtà economica che oggi segue regole completamente diverse.

Perché i ristoranti sono pieni anche quando il conto non torna

Eppure, se guardi intorno a Londra, i bar e i ristoranti sono pieni. Anni fa si risparmiava per il deposito di una casa: un futuro concreto, che si costruiva goccia a goccia, anno dopo anno. Oggi quel deposito rincorre case che si allontanano più in fretta di quanto si riesca a mettere via.

Mi chiedo se, per molte, quella cena fuori, quel viaggio, non sia rinuncia o fuga, ma il contrario: la scelta di restare in relazione con qualcosa che è ancora vivo, adesso, invece di rincorrere un numero astratto che non basta mai. Una serata con le amiche, un piatto buono, un posto nuovo da scoprire: pezzi di vita reale, oggi, mentre il futuro che era stato promesso si riscrive in una forma ancora da scoprire.

La scelta impossibile tra stabilità e serenità

Nel mio studio a Londra sento spesso raccontare una scelta che sembra impossibile: da una parte un lavoro stabile che però toglie aria, spegne, schiaccia piano piano ogni giorno; dall'altra un lavoro precario che invece lascia intatta la serenità mentale. Come se il benessere e la sicurezza economica non potessero mai stare nella stessa frase.

C'è anche chi l'ha capito da dentro, dopo essersi bruciata per anni cercando di "farcela": "se parti esclusivamente per il lavoro, possono pagarti quanto vuoi, ma è la ricetta per l'infelicità." I soldi non erano mai il vero problema. Il problema è che il lavoro, da solo, non risponde alla domanda per cui si era partite.

Quello che si è costruito, anche senza una casa

E in quegli stessi anni, quasi senza che nessuno se ne accorgesse, si è costruito anche altro. Un modo di guardare il mondo che non si impara restando ferme in un solo posto: culture diverse attraversate da vicino, non da turiste; mentalità che si imparano a capire da dentro, non solo da fuori; orizzonti che si allargano un poco ogni giorno, in un modo che nessuna busta paga e nessun conto in banca sa misurare.

Un altro metro

C'è chi la vede allentarsi, quella vergogna, quando smette di aprire ogni sera Rightmove per controllare di quanto è salito ancora il prezzo di una casa che sa già di non poter comprare. Non perché quella casa sia arrivata. Perché ha smesso di misurare la propria vita solo con quel metro

Marianna

E tu, la prossima volta che guardi le tue bollette sul tavolo, la sveglia che suona troppo presto, il calendario pieno di giorni tutti uguali, ti sei mai chiesta con quale altro metro potresti misurare quello che stai davvero costruendo?

P.S. Se questo ti risuona, scrivimi: vorrei sapere quando hai iniziato a farti questa domanda, e cosa hai trovato finora. E se conosci qualcuna a cui potrebbe interessare leggere questo articolo, condividilo pure.

Questo articolo fa parte di Parole sulla soglia, la mia rubrica settimanale per donne italiane all'estero: arriva prima via email, ogni domenica.

Se vuoi saperne di più su come lavoro, trovi tutte le informazioni su Counselling & Hypnotherapy in Kentish Town, Gospel Oak & Online.

Chi è Marianna Trezza

Sono psicoterapeuta italiana a Londra, MA (Hons), Adv. Dip. Cons., MBACP: Full Member del British Association for Counselling and Psychotherapy (n. 572613), con una specializzazione in X-Cultural Adaptation Counselling, il counselling sull'adattamento tra culture, oltre a qualifiche in

Therapeutic Counselling (CPCAB, City & Islington College),

Advanced Hypnotherapy (GHSC/CMA, Holistic Healing College),

Energy Psychology Techniques, Spiritual Life Coaching (CMA) e un

Level 5 Health Coaching Diploma (CNM London, Ofqual).

Ho studiato Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Salerno prima di specializzarmi in psicologia, e

ho iniziato il mio percorso clinico nel 2003, oltre vent'anni fa, con adolescenti a Youth Reach (Greenwich), adulti vulnerabili a Mind (Tower Hamlets) e bambini a The Place2Be (Cricklewood), prima di dedicarmi alla pratica privata.

Da quattro anni conduco anche il Death Cafe mensile alla Rosslyn Hill Chapel, comunità spirituale unitariana a Hampstead.

Offro counselling, ipnoterapia e health coaching in italiano, inglese e napoletano: a Londra, anche come Walk and Talk a Hampstead Heath, oppure online, per donne italiane all'estero in qualsiasi parte del mondo, e per chiunque viva la sfida del burnout, della solitudine e dell'appartenenza lontano da casa.

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